Tags

, , , ,

Alle otto di mattina, davanti all’hotel di Kiev, ci passa a prendere il tour operator che ci porterà all’interno della Zona di esclusione. Entriamo dal check point di Dytiatky dopo più di un’ora di viaggio.

Kiev IMG_6068

Il check point di Dytiatky

Un viaggio che ti mostra, fuori dai finestrini, esattamente il panorama che ti aspetti di trovare intorno alla centrale atomica che esplose oltre trent’anni fa. Non potresti immaginare un panorama diverso. Al check point non mancano, ovviamente, segni tangibili dell’unica forza che può difenderti dalle radiazioni: una statua della madonna.

Kiev IMG_6065

Radioprotezione

Qui ancora tutto è rimasto com’era trent’anni fa, in pieno regime sovietico. Quindi falci e martello ovunque e la meravigliosa grafica della propaganda di regime.

Kiev IMG_6069

Falce, martello e lavoro

Kiev IMG_6075

Probabilmente una delle ultime statue di Lenin ancora esistenti in Ucraina. Proprio a Lenin era intitolato l’impianto nucleare di Černobyl′

Entrati a Černobyl′, accanto al nostro alloggio e di fronte allo spaccio, c’è il monumento che ricorda l’incidente del 1986. E’ un angelo che suona una tromba, interamente realizzato con tondini in ferro. E’ estremamente inquietante e quindi efficace. Prende ispirazione da un passaggio della Bibbia, nel libro della rivelazione.

Kiev IMG_6070

Il Terzo Angelo

E il terzo angelo suonò la sua tromba. E cadde dal cielo una grande stella ardente come una lampada, e cadde su un terzo dei fiumi e sulle fonti delle acque.  E il nome della stella è Assenzio. E un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti degli uomini morirono a causa delle acque, perché queste erano state rese amare.
(Rivelazione 8:10)

Kiev IMG_6089

Icone

Černobyl′ è una città triste. Molti edifici sono vuoti, anche se ancora ben tenuti. Altri sono sottoutilizzati: l’edificio dello spaccio/ristorante è utilizzato solo a piano terra. Una cosa che si nota immediatamente sono le tubature. Lungo le strade, sopra alle strade, corre una rete di tubature che collega tutti gli edifici.

Si tratta delle utenze idriche, elettriche e del teleriscaldamento. Sono gli impianti realizzati dopo l’incidente e sono in superficie perchè a Černobyl′ è vietato scavare e smuovere il terreno e quindi l’impiantistica deve essere esterna. Un’altra cosa vietata a Černobyl′ è la passeggiata serale: in tutta l’area vige il coprifuoco e dopo le 21:00 non puoi andare in giro.

Kiev IMG_6073

Černobyl′

Un’altra cosa colpisce a Černobyl′: i cani in giro per la città. Ce ne sono parecchi e sono tutti affettuosissimi con chi si trova a incrociarli.

kiev IMG_6291

I cani di Černobyl′

Il nostro alloggio a Černobyl′ è davvero spartano. Il bagno, in particolare, è una assoluta perla: impianti a vista, assenza di lavabo (c’è la vasca tutto-fare) e afrore che ne denota inequivocabilmente le destinazione d’uso. Ma, d’altro canto, non siamo qui per il comfort alloggiativo.

Per mangiare, a pranzo, si va alla mensa che utilizzano anche i lavoratori che accudiscono il mostro radioattivo. Cibo semplice e poco condito e pulizia ossessiva. La signora che ci serve insiste perchè si prendano tutte le portate disponibili, e non ci possiamo di certo esimere.

Kiev IMG_6150

La mensa

Kiev IMG_6145

Il pasto-tipo

Un’altra singolare presenza del luogo sono le macchine di controllo per la contaminazione radioattiva. Ci devi passare dentro obbligatoriamente in uscita al checkpoint della zona di esclusione e ce ne sono altre presso mensa e negozio dove ci passi se ti va.

Kiev DSC_3753_00019

Le macchine di controllo radiazioni

IL REATTORE

Il vero oscuro protagonista di tutta l’area è il Reattore RBMK-1000 n° 4 della centrale nucleare Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’.  Quando ci sono stato io era appena stato coperto con il nuovo sarcofago d’acciaio che dovrebbe sopirne la radioattività per altri 100 anni. Forse.

Kiev IMG_6140

Il nuovo sarcofago d’acciaio che copre, da fine 2016, il reattore n. 4

Kiev IMG_6084

Sullo sfondo, a snistra, ancora il sarcofago

Di fronte al reattore n. 4, al di la di uno dei canali di raffreddamento, c’è lo scheletro delle unità 5 e 6 che erano in costruzione quando avvenne l’incidente e che sono rimaste incomplete.

Kiev IMG_6082

Le unità 5 e 6

Ancora oggi, passando con il furgone attraverso la foresta rossa, il Geiger inizia a ticchettare sempre più velocemente. Sono passati trent’anni, la foresta contaminata è stata abbattuta, la terra di superficie è stata cambiata, ma lui suona lo stesso perchè lo sa che quella è la foresta rossa.

LA CITTA’ DI PRYP’JAT’

Per entrare nella città di Pryp’jat’ si deve passare per un ulteriore controllo. Ti aprono la sbarra e fai un salto indietro nel tempo di trent’anni.

Kiev IMG_6134

Misure di radioprotezione mistica all’ingresso della città di Pryp’jat’

LA PIAZZA PRINCIPALE

Kiev IMG_6094

Un murales sulla piazza principale di Pryp’jat’

IL LUNAPARK

Uno dei posti più famosi e iconici di Pryp’jat’ è il luna park che, in realtà, non funzionò mai neanche un giorno: doveva essere inaugurato pochi giorno dopo l’incidente.

LA PISCINA

Dopo l’evacuazione della citta di Pryp’jat’, alcuni edifici sono stati usati dall’esercito e da tutte le persone coinvolte nella gestione dell’incidente: pompieri, militari, liquidatori, medici, etc.  Uno degli edifici che è rimasto attivo ancora per qualche anno è quello della piscina, che è stato anche ripreso in un noto videogioco ambientato a Pryp’jat’. Sulle scale del complesso è ancora presente, in molti punti, la copertura n plastica che venne messa per permettere di lavare velocemente e completamente dalla polvere gli ambienti.

L’OSPEDALE

Un altro edificio usato successivamente all’incidente, per ovvi motivi, è l’ospedale della città. Questo edificio è uno dei più contaminati della città. Nei sotterranei è assolutamente impossibile accedere perchè ci sono stati gettati gli abiti e le tute dei primi pompieri intervenuti al reattore e dei liquidatori. Sono le persone morte quasi subito dopo l’incidente a causa delle altissime dosi di radiazioni assorbite. Qualche folle ha portato un pezzo di stoffa di una tuta all’ingresso dell’ospedale e, tutt’ora, il geiger impazzisce quando gli viene avvicinato.

L’ASILO D’INFANZIA

Poco fuori dal centro cittadino c’è i famoso asilo d’infanzia, visto in migliaia di fotografie.

Quando ci siamo stati noi, di prima mattina, ci abbiamo trovato degli Stalker che dormivano.

Kiev Stalker

Gli Stalker accampati nell’asilo (foto di Mirko Albertini)

LA SCUOLA

Nella città c’è invece la scuola, che offre anche lei uno degli scatti più famosi. In quella che una volta era la mensa c’è il famoso tappeto di maschere antigas. Nelle aule, sui banchi e per terra, è pieno di materiale didattico e propagandistico (ammesso che ci fosse distinzione tra le due cose in era sovietica).

Kiev IMG_6239

Un treno abbandonato nella zona di esclusione

DUGA

Accanto alla centrale atomica c’è il sito di DUGA-3. Si tratta di una imponente antenna, conosciuta in occidente come “Russian Woodpecker”, parte di un sistema radar sviluppato negli anni sessanta dall’Unione Sovietica. Il nome “woodpecker” deriva dal tipo di segnale emesso (un ticchettio a 10 Hz.) che era rilevabile in tutto il mondo e causa di fastidiose interferenze radio. Nonostante questo segnale misterioso avesse causato le più fantasiose interpretazioni (dal controllo della mente a quello delle perturbazioni metereologiche) per gli addetti ai lavori era da sempre noto che si trattasse di un sistema radar OTH (Over the horizion) in grado di rilevare l’eventuale lancio di missili anche da grande distanza.

Kiev IMG_6248

Duga-3 nel pozzetto della Zenza

aaa

Advertisements